Barolo Renaissance 2022, quando Serralunga d’Alba sceglie la tenacia come forma del vino
di Gabriele Pasca
Il Barolo del Comune di Serralunga d’Alba firmato Fontanafredda legge il 2022 attraverso la parola “Tenacia” e costruisce un rosso biologico fitto, sapido e destinato a durare.
Barolo del Comune di Serralunga d’Alba Renaissance 2022 nasce come vino e insieme come quinta tappa di un progetto culturale che Fontanafredda ha avviato con l’annata 2018, trasformando il suo Barolo di Serralunga in un racconto decennale costruito attorno a dieci parole chiave per leggere le rinascite del nostro tempo attraverso il vino, la scrittura e l’illustrazione. Dopo Speranza, Fiducia, Coraggio e Ottimismo, il 2022 viene affidato alla Tenacia, interpretata da Emanuele Trevi con una riflessione sul confine sottile che separa la virtù dall’ostinazione, cioè sul punto in cui la fermezza resta una forza viva e smette di diventare irrigidimento. Il risultato è un Barolo che prova a stare dentro un progetto più ampio senza perdere il suo centro, perché il vino resta Serralunga fino in fondo e la parola scelta serve a dargli una cornice civile e narrativa, non a coprirne il carattere.
La scelta ha una sua coerenza evidente, perché è un’annata vissuta come prova di adattamento, segnata da gelate tardive, temporali, grandinate estive e siccità, dentro una stagione climatica irregolare che ha chiesto al Nebbiolo e ai produttori capacità di tenuta, elasticità e pazienza. Il testo del progetto allarga poi il discorso al 2022 storico, sociale ed economico, e fa della tenacia una parola-cerniera fra il comportamento della vite, la vita collettiva e il carattere del vino. È un’operazione narrativa dichiarata, persino ambiziosa, che potrebbe apparire sovrastrutturale e che invece trova un suo equilibrio proprio perché resta ancorata a un Barolo con dati tecnici molto solidi e leggibili.
Il vino nasce a Serralunga d’Alba, fra 300 e 400 metri di altitudine, su esposizioni sud e sud-ovest, da Nebbiolo con varietà Lampia, allevato a guyot con una densità di 4.000 ceppi per ettaro. I suoli vengono descritti come ricchi di calcare e di marne grigie alternate a sabbie, cioè proprio quel tipo di matrice che a Serralunga dà spesso rossi compatti, nervosi, verticali, meno accomodanti e più disegnati sull’ossatura che sulla sola espansione aromatica. Il vino viene inoltre presentato come biologico, dettaglio che la scheda segnala con evidenza anche nella definizione sintetica del progetto.

La monografia pe l’annata 2022 è firmata dallo scrittore Emanuele Trevi
La parte tecnica è costruita con chiarezza. La fermentazione avviene in tini di acciaio inox a cappello galleggiante, a 27-28 °C, per circa 15 giorni, con frequenti rimontaggi destinati a ottimizzare l’estrazione polifenolica. L’affinamento segue un percorso piuttosto classico nella sostanza ma interessante nei tempi, con circa 30 mesi in botte di rovere francese e di Slavonia e un successivo passaggio di 6-8 mesi in cemento. La scheda dichiara una doppia natura che vale la pena sottolineare, perché parla di un vino già capace di esprimersi fin da subito e insieme di mantenere un orizzonte evolutivo di 25-30 anni. È un punto importante, perché suggerisce una lettura del Barolo 2022 meno chiusa e monolitica di quanto ci si potrebbe attendere da Serralunga.
Anche il profilo di degustazione va in questa direzione. Il colore viene descritto come rosso granato intenso con sfumature purpuree; al naso entrano sensazioni dolci, agrume, ciliegia scura, note mentolate quasi canforate; in bocca il vino si presenta ricco, denso, succoso, equilibrato, con tannino setoso e un finale fresco, gustoso, quasi sapido. È un lessico che tiene insieme materia e dinamismo e che, in effetti, coincide piuttosto bene con la lettura dell’annata 2022 offerta anche dal Serralunga Day 2025, dove una giuria internazionale ha descritto i Barolo del comune come vini di finezza, armonia, agilità, tensione, succo e sapidità, parlando di un millesimo capace di autenticità territoriale e visione lineare.
Qui sta forse l’aspetto più interessante del Renaissance 2022. La parola “tenacia” potrebbe indurre a immaginare un Barolo muscolare, contratto, severamente oppositivo. La scheda, invece, racconta qualcosa di più sottile. Certo, il vino resta Serralunga fino in fondo, e quindi possiede densità, struttura, continuità tannica e respiro lungo. Però la descrizione insiste anche su una disponibilità immediata del sorso, su una bevibilità già presente, su una capacità di stare in equilibrio. È come se il 2022, pur nato in una stagione complicata, avesse restituito un Barolo meno rigido del previsto, più teso che duro, più saldo che austero. Anche per questo il progetto culturale funziona meglio quando evita il tono celebrativo e si limita a stare vicino al vino, lasciando che sia il bicchiere a dare corpo alla parola scelta.

Vista dall’alto sulle vigne di Fontanafredda
Anche gli abbinamenti tengono una linea abbastanza larga, dai secondi di carne piemontesi ai formaggi di media e lunga stagionatura, fino a un’apertura più curiosa verso filetto alla Wellington e anatra alla pechinese, con l’ulteriore suggerimento di provarlo persino fresco, a fine pasto o in un brindisi speciale. È un ventaglio che racconta bene l’idea di un Barolo dal profilo classico ma già pensato per uscire dalle liturgie più prevedibili.
Alla fine Barolo Renaissance 2022 convince soprattutto per questo doppio registro. Da una parte c’è un vino tecnicamente molto leggibile, costruito con una filiera chiara, un’identità territoriale netta e un profilo sensoriale coerente con Serralunga. Dall’altra c’è il tentativo di farne un veicolo di riflessione, inserendolo in un progetto più ampio che usa il vino come forma di racconto civile. Operazioni del genere camminano sempre su una linea sottile, però in questo caso la tenuta del contenuto dipende dal fatto che il Barolo resta al centro, con la sua materia, il suo tannino, la sua sapidità, la sua prospettiva lunga. Il resto, parola compresa, funziona quando riesce a stargli attorno con misura.