Finger’s Garden fuori porta: da Bonfadini una giornata tra Franciacorta e Lago d’Iseo

Roberto Okabe porta Finger’s Garden oltre Milano con una giornata in Franciacorta tra cantina Bonfadini, Metodo Classico, piatti fusion e boat tour sul Lago d’Iseo.

di Gabriella Currao

Finger’s Garden è uscito da Milano per un giorno e ha scelto di farlo in Franciacorta.

Il rischio, quando si parla di “esperienze”, è sempre quello di farle sembrare più costruite di quello che sono. In questa giornata, invece, non c’era quella sensazione di format messo in piedi a tavolino. C’era la cantina, il vino, i piatti di Roberto Okabe, il lago d’Iseo. E soprattutto le persone, alcune arrivate senza conoscersi e ritrovatesi, a fine giornata, a brindare insieme come tra amici di vecchia data.

Il Lago d'Iseo, cornice dell'evento

Il Lago d’Iseo, cornice dell’evento

È un modo interessante di intendere la ristorazione oggi: non solo come spazio delimitato da mura ben arredate, ma come capacità di creare convivialità senza reali confini. Uscire dal ristorante, in questo caso, è stato un modo per espandere il racconto, portando la cucina ormai nota di Finger’s in un altro luogo e lasciando che anche il contesto facesse la sua parte.

Da Milano alla Franciacorta: la partenza dal Fingers Garden

La giornata è iniziata con il ritrovo da Finger’s Garden e il transfer verso le colline franciacortine. Un piccolo imprevisto iniziale ha subito sciolto l’atmosfera, trasformando l’attesa di uno dei partecipanti (non me, per una volta), in occasione di un primo scambio di battute, domande e supposizioni. È bastato ritrovarsi su un bus privato per sentirsi subito gruppo!

In fondo, anche questo dice molto del senso dell’esperienza: prima ancora della cantina, dei calici e del pranzo, era già iniziata quella dimensione di condivisione che Finger’s voleva e vuole costruire.

In poco più di un’ora si arriva in Franciacorta. La città lascia spazio alle colline e ai vigneti, introducendo la prima tappa della giornata: la cantina Bonfadini.

Bonfadini Franciacorta: una storia familiare diventata vino

Francesca Bonfaldini nella cantina durante la visita

Francesca Bonfaldini nella cantina durante la visita

È qui che Francesca Bonfadini ci ha accolto, scegliendo di raccontare subito la storia vera dell’azienda: una storia familiare fatta di cambi di direzione, intuizioni, crisi da attraversare e scelte molto concrete.

Bonfadini nasce nel 1956 con Giovanni Bonfadini, coltivatore diretto in Franciacorta. Per anni la famiglia lavora le proprie vigne conferendo le uve ad alcune delle grandi aziende della zona.

La storia prende una direzione diversa nel 2007, quando Francesca propone al padre di produrre un Franciacorta con il cognome di famiglia in etichetta. All’inizio l’idea è quasi laterale: poche bottiglie da regalare ai clienti dell’azienda edile di famiglia, allora il vero core business. Ma quelle bottiglie iniziano a piacere, qualcuno le richiede, e poco alla volta quello che sembrava un tentativo diventa una strada da percorrere.

La svolta arriva nel 2012, con la crisi dell’edilizia. La famiglia chiude l’attività storica e decide di investire davvero sul vino. Gli spazi agricoli vengono trasformati in cantina, la produzione cresce, il progetto prende forma.

Oggi Bonfadini produce e vende circa 120.000 bottiglie l’anno, con l’obiettivo di arrivare a circa 180.000. L’azienda è in espansione, anche grazie a dieci nuovi ettari di vigneto piantati di recente, ma che entreranno pienamente in produzione solo tra qualche anno.

Metodo Classico e disciplinare Franciacorta

“Franciacorta” è un metodo, un territorio e un disciplinare ben preciso. Francesca Bonfadini lo ha raccontato partendo dalle basi, quelle che fanno davvero la differenza: la raccolta a mano, la resa per ettaro, e soprattuto il tempo.

Le uve si raccolgono esclusivamente a mano. Per ogni ettaro esiste un numero massimo di bottiglie producibili: tutto quello che supera quel limite può diventare vino spumante di qualità, ma non Franciacorta. È una regola che serve a proteggere la qualità del prodotto partendo dalla vigna.

Da Bonfadini, l’uva viene poi pressata lentamente con una pressa a polmone, per preservare il mosto fiore, la parte migliore della spremitura. Dopo la prima fermentazione in vasca, si costruiscono le cuvée, assemblando mosti diversi per dare identità alle varie etichette. Il tiraggio segna il passaggio successivo: il vino base entra in bottiglia con lieviti e zucchero per avviare la seconda fermentazione. Da lì comincia l’affinamento sui lieviti, dove il tempo torna a essere fondamentale. Da Bonfadini significa almeno 24 mesi per il Brut, circa 30 per il Nature, fino a 40 per alcune versioni e 80 per la Riserva.

La degustazione Bonfadini: Brut, Nature, Rosé e special edition Fingers

Dopo la visita in cantina, entriamo nel vivo della degustazione. Nei calici quattro etichette Bonfadini: Brut, Nature, Rosé e una special edition Metodo Classico realizzata per Finger’s in abbinamento ai piatti dello chef Roberto Okabe.

I piatti dello Chef Roberto Okabe

I piatti dello Chef Roberto Okabe

E qui Finger’s ha fatto Finger’s. Edamame salad con la sua ormai famosissima salsa alla carota, gyoza, sushi e taco hanno portato in cantina il linguaggio più riconoscibile di Finger’s: una cucina contemporanea, immediata, capace di muoversi tra suggestioni orientali, gusto pop e precisione.

Roberto Okabe e Fingers: il pairing tra cucina contemporanea e Franciacorta

Lo chef Roberto Okabe

Lo chef Roberto Okabe

Roberto Okabe, del resto, è Finger’s prima ancora dei suoi piatti. Nippo-brasiliano, formato tra Giappone e Brasile, ha portato a Milano una cucina giapponese meno prevedibile, capace di mescolare tecnica, gusto e influenze sudamericane senza perdere identità. Dal 2004, anno di apertura di Finger’s insieme a Clarence Seedorf, il suo lavoro ha dato forma a uno stile molto preciso e riconoscibile.

I Franciacorta Bonfadini hanno accompagnato perfettamente il pranzo, nell’informalità di un pairing naturalmente riuscito. Il vino ha fatto il suo lavoro, la cucina pure.

Dal vigneto al Lago dIseo: il boat tour intorno a Monte Isola

Post degustazione e un lunghissimo caffè, il viaggio non si ferma, si riparte verso il Lago d’Iseo per il boat tour con Barcaioli Monte Isola Service.

Durante la navigazione abbiamo avuto modo di ammirare, con non poco stupore, Loreto e San Paolo, le due isole private del lago. Loreto, a nord di Monte Isola, è riconoscibile per la villa che domina quasi interamente la piccola superficie dell’isola. San Paolo, a sud, appartiene alla famiglia Beretta dal 1916 ed è entrata nell’immaginario collettivo anche grazie a The Floating Piers di Christo, che nel 2016 collegò Sulzano, Monte Isola e l’isola stessa attraverso la celebre passerella galleggiante

Non poteva mancare una passeggiata per Monte Isola, con tappa gelato rinfrescante. E tra amanti del buon cibo non potevano che venir fuori consigli, bocciature e indirizzi da non farsi scappare sulle gelaterie milanesi.

Aperitivo al tramonto, rientro a Milano e un format che continua

La giornata si è chiusa all’Associazione Nautica Sebina, con un aperitivo vista lago e le ultime chiacchiere prima del rientro verso Milano.

Finger’s non sta semplicemente organizzando giornate fuori porta, ma sta costruendo un modo diverso di stare insieme alla propria community.

La Franciacorta è stata un primo test riuscito. Altri momenti sono già in programma. E forse la direzione è più semplice del previsto: creare esperienze che non abbiano bisogno di dichiararsi esclusive, perché lo diventano nel modo in cui sono pensate, vissute e condivise.

 

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